Su un ispido promontorio si erge, dritta e solitaria, una Colonna. Ella dice di ricordare storie di eroi e miti e leggende di possenti dei. Afferma di essere stata un tempio, un tempo, costruito in onore della
dea più famosa di tutte, la regina degli dèi dell’Olimpo: Hera.

Racconta di aver visto navigare, nelle acque del mare su cui si affaccia, Ulisse. Sì, proprio il famoso Ulisse, colui che in molte terre naufragò. La Colonna ricorda anche di aver avuto la fortuna di incontrare uno tra i più conosciuti eroi di tutta la mitologia greca: il possente Achille. Addirittura, ha memoria di donne vestite di nero che accorrevano da lei per piangere la morte dell’eroe.

Sapete, – dice la Colonna – c’è stato un tempo in cui parlarono di me anche famosi pensatori di tempi antichi. Cicerone, ad esempio, e Tito Livio. Così accorse in questa terra anche Annibale, bramoso di conquistare villaggi e beni preziosi. Posso dire di essere una colonna senza età, un artefatto che custodisce curiosi segreti. Non esistono cuori e occhi che non mi hanno amata e ricordata. Sono il simbolo della solitudine che resiste al passaggio del tempo e degli eventi. Sono l’eco degli dèi.
Sono la voce della storia che attraversa i secoli ed i mari.
Sono memoria intatta di quello che è stato, è e sarà.
Sono il rifugio sicuro di chi mi ha accolto nella memoria, lasciandomi
dritta e solitaria su di un ispido promontorio”

Testo. Anastasia Mercadante