Nei pressi di Kudros (Cutro)

…dove l’immaginazione ti prende per mano

Ci sono luoghi in cui la natura gioca un ruolo determinante sui nostri pensieri e le parole a volte faticano a esprimere l’enorme fascino colto dai sensi. Perciò capita che per rafforzarel’idea di bellezza venga in aiuto una sinergia di forme espressive (pittura, fotografia, racconto, poesia, musica…) che insieme compiono uno sforzo creativo utile a rendere meglio l’ideadi quanto sia “potente” l’influsso di un paesaggio.

Ecco che nasce questo bisogno, l’idea è di Francesco Mercadante, appassionato di pittura e fotografia, che ha pensato a un’interazione tra fotografia e poesia per far risaltare al meglio labellezza di Cutro, di cui è originario, offrendomi l’opportunità di esprimere in versi ciò che lui ha catturato con l’obiettivo. Iniziamo col conoscere a grandi linee la storia che haattraversato Cutro intervallando le notizie con gli splendidi scatti di Francesco Mercadante che evidenziano una zona in particolare…

Cutro fu località dell’antica Magna Grecia e in greco veniva chiamata Kyterion, Koutro/Kudros in epoca latina, probabilmente col significato di “vasaio”, in greco, dato che per la suanatura argillosa si produceva molta ceramica. Balzando alla seconda metà del 1500, sotto il dominio spagnolo, diventa il granaio più importante della zona fino ad ottenere nel 1575 iltitolo di città dal re Filippo II. L’8 marzo del 1832, nelle prime ore del giorno la città venne distrutta da un disastroso terremoto e in gran parte fu rasa al suolo con centinaia di vittime.

Fino alla metà del Novecento Cutro era il più popoloso e produttivo centro della zona, ma in seguito subì un’importante emigrazione, prima verso la Germania e in seguito verso l’Italia settentrionale: in particolare in Emilia e in Lombardia. La comunità più numerosa di origine cutrese si trova a Reggio Emilia

Un clima piacevole per la maggior parte dell’anno la sua particolarità è la bellezza naturale della zona che comprende Cutro e Roccabernarda dove i cosiddetti calanchi conferiscono alpaesaggio un volto suggestivo, quasi surreale, composto anche da monoliti di argilla, biancane e colline coltivate a grano e per questo definite “dune gialle”.

Sono le stesse dune che Pier Paolo Pasolini nel suo reportage “La lunga strada di sabbia” pubblicato sulla rivista Successo nel 1959, così descrisse: “…Poi la strada lascia il mare es’interna in una zona, tutta gialla, con le colline che sembrano dune immaginate da Kafka… Dei contadini ritornano a cavallo, o su certe vecchie carrette lentissime, per la stradainfernale, senza un albero intorno

Pasolini la scelse per girare alcune scene de “Il Vangelo secondo Matteo” e più tardi affermerà che : “il paesaggio calabrese si esalta, con i suoi meravigliosi contrasti naturali, in cui adolci pendii si contrappongono violenti sbalzi rocciosi” …e ancora… “In Calabria è stato commesso il più grave dei delitti, di cui non risponderà mai nessuno: è stata uccisa la speranzapura, quella un po’ anarchica e infantile, di chi vivendo prima della storia, ha ancora tutta la storia davanti a sè.”

La particolarità della zona è stata perfettamente trasferita in immagini accattivanti nel reportage fotografico di Francesco Mercadante che ha raccolto con maestrìa la suggestione e lamagia del luogo e permette all’osservatore un’immersione nell’incanto, in quella dose di “surreale” che aleggia nell’atmosfera velata e rarefatta degli scorci; come lui stesso haaffermato: ” Quello che ho fotografato non sono immagini ma è una riproduzione di me stesso cioè il paesaggio che è entrato in me e si è fatto fotografia. Ho impostato la mia macchinafotografica ad una lunga esposizione poi ho chiuso gli occhi ed ho fotografato le dune gialle.”

Non ho mai visitato quei luoghi ma le immagini “parlanti” di Francesco sono state un’ottima guida e mi hanno ispirato la poesia “Kudros” in cui ho cercato di raccogliere al meglio lo spirito con cui lui ha percepito e riprodotto l’aura incredibile di quella terra.

Kudros

dove il corpo ritorna creta domina un silenzio ante-genesi, la luce avvolge, disorienta, sconcerta i sensi.

Nuda argilla, lucertola al sole, chiede al vento soffio debole

al viandante l’entusiasmo dei sensi per afferrare l’inafferrabile.

Oltre le dune scende verso costa un’eco di storie e di voci,

luci più terse anticipano il mare ma in questo delirio di sabbia dimorano i misteri d’ Oinotria Inviolabili, profondi, ionici.

Daniela Cerrato, aprile 2022