Testo di Giuseppe Condello

La statua del Crocifisso di Cutro è opera dello scultore siciliano, Fra Umile da Petralia e risale al 1630. Riflette i caratteri della rappresentazione del dramma del Cristo in croce secondo i dettami del periodo della controriforma. Statuaria lignea quella di Fra Umile che riflette anche la cultura francescana del periodo e che trova un motivante nella raffigurazione del Cristo degli scultori e pittori spagnoli.

Il Crocifisso di Cutro presenta tre espressioni sul volto: sorridente, agonizzante, morto. Segno questo di un’abilità scultorea senza pari e di una emblematica forza umanistica di visione d’una vita nei suoi diversi momenti. Il Crocifisso di Cutro va oltre ogni epoca; è una testimonianza narrativa della pietà e della struggente tenerezza ed emozionalità che prende l’animo umano di fronte all’atto della Crocifissione. E Cutro è devota al suo Crocifisso, ed è dal 1861 che vi si celebra la festa. Così ogni anno si ha la festa in tono minore, mentre ogni sette anni si ha la festa detta “grande”, ad indicarla come evento straordinario. Ecco cosa scrissi anni or sono: “La festa settennale del S.S. Crocifisso ha delle origini ben precise che risalgono al 1800. Nel 1854 una grave siccità colpì Cutro e i contadini iniziarono a porsi in preghiera davanti alla statua del Crocifisso perché facesse loro la grazia della pioggia. Come affermato da Mons. Antonio Piterà in questo periodo: “Questa città, ove tutto è moto, avea preso l’aspetto di una necropoli, vi signoreggiava la fame, e pareva che per noi fussero tornati i tempi calamitosi di quella ostinatissima aridità di terra e di cielo che, sotto il regno dello scellerato Acabbe, travagliò l’infelice Israello”.

E la pioggia arrivò e ancora nel 1857 si ebbe il disagio dei contadini e dei braccianti opposto a quello della siccità, ovvero l’eccessiva pioggia. La popolazione ancora si rivolse al Crocifisso ed ebbe la grazia della cessazione delle suddette piogge a partire dal 29 giugno. Ciò fu la conferma della necessità di una ricorrenza processionale che legasse ancor di più la devozione popolare al Crocifisso con una sorta di patto sacrale. Patto sacrale nel senso di protezione della vita collettiva dalle calamità climatiche e naturali, pensiamo alle carestie molto avvertite in una società contadina e bracciantile, e patto sacro nel senso di sacralizzazione dello spazio. Ciò si è avuto nel corso del tempo col tramandamento storico tra le diverse generazioni dell’evento miracoloso del 1854. La storia indica una remota complessità di sensi nell’evento di un atto fondativo, nel patto di sacralizzazione che richiama l’identità espressa nell’antropologia culturale e biologica dell’essere umano”( da Frate Umile da Petralia e il Crocifisso di Cutro. Segno storico e segno teologico, Youcanprint 2013).